Le "Prime" di Beethoven e Mahler, Riccardo Chailly Filarmonica Scala

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daphnis
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Le "Prime" di Beethoven e Mahler, Riccardo Chailly Filarmonica Scala

Messaggio da daphnis » 18 gen 2022 12:33

L'accostamento della Sinfonia nr 1 in do maggiore di Beethoven al "Titano" in re maggiore di Mahler è classico, la bella serata scaligera, anzi le tre serate di turni sinfonici, nei giorni dell'anniversario della scomparsa di Claudio Abbado e nel quarantennale della fondazione da parte di lui dell'Orchestra Filarmonica, vengono presentate da Riccardo Chailly, in una puntuale intervista al Corriere, come ricordo e omaggio all'amato predecessore. Di fatto e quasi automaticamente, nell'anima dell'ascoltatore, le due "prime" sinfonie, accostate una all'altra, fanno sì che, nel teatro, "aleggi" un'ulteriore "presenza": l'anima di Sir Georg Solti. La Sinfonia in do maggiore fu, addirittura, il massimo "biglietto da visita" e cavallo di battaglia di Solti negli anni della sua straordinaria direzione della Chicago Symphony, lo ascoltammo in trasferta a Milano e la sua lettura della Prima di Beethoven (quel finale!!) non era dissimile da quanto abbiamo ascoltato, alla Scala, da Riccardo Chailly: la scansione, i tempi spicci, un certo "rutilare", di grande efficacia espressiva, dei legni nel virtuosismo acrobatico del finale, avvicinano i due direttori. D'altra parte, anche Mahler è un tassello fondamentale nella carriera e nel cammino culturale di entrambi. E il Mahler di Chailly, questo del "Titano" in particolare, può essere accostato a quello di Abbado in due elementi: l'acribia dell'analisi del testo - sviscerato, letteralmente - e l'assenza, cercata e voluta e secondo noi lodevolissima - di qualunque "mahlerismo" di maniera, quel cachinnare in "rubatoni" e "strappate" orchestrali con il quale i mediocri interpreti di Mahler pensano di sottolinearne un presunto "lato grottesco" dell'espressione, e frangono e interrompono la frase in continui effettacci: ne abbiamo, purtroppo, a Milano in questi anni, un esempio desolante e nefasto, per volgarità presupponente, sul podio e a guida dell'Orchestra Verdi, specificamente in letture mahleriane di sfregio, per fortuna pare che, nel futuro prossimo, a Largo Mahler (appunto!) si cambino "mano" e bacchetta. Era ora, la Verdi merita qualcuno di meglio e di più "fresco". Due grandi direttori mahleriani di un passato ancora recente ne "forzarono" l'espressività, ma non per "fare effetto", bensì con e per genio - Leonard Bernstein - e consapevolezza culturale - Giuseppe Sinopoli. Fuori discussione il sommo Lenny, il Mahler di Sinopoli non mi è mai risultato pienamente congeniale, così "carico", accentuato ed estremo nell'espressione: ma vi si riconosceva la forza di una cultura. Peraltro, la "pulizia", l'analiticità (che poi sa farsi lirismo e cuore), la ricerca di un disegno che accrediti quell'affascinante immagine dell'orchestra mahleriana - una grande orchestra sinfonica che suona come un quartetto, un complesso "da camera" - mi ha sempre avvicinato a quel tipo di lettura mahleriana di cui Claudio Abbado ieri (linea-Mitropoulos, diremmo) e Riccardo Chailly specialmente in anni recenti, sono stati e sono artefici (Daniele Gatti percorre, negli anni, un suo magnifico e originale sentiero mahleriano, fra Bernstein e Abbado, di cui dovremmo avere, in febbraio a Santa Cecilia, proprio la Sinfonia nr 1 in re maggiore.). E di cui lo stesso Georg Solti è stato, a suo modo espressione: nonostante l'origine di Sir Georg, il suo non era un Mahler eminentemente "boemo" (a questo aspetto "pensava" magistralmente Rafael Kubelik, e "pensa" magistralmente oggi Ivan Fischer, con la sua meravigliosa orchestra di Budapest) quanto "europeo", e basta (e, al proposito, andrebbero sicuramente citati Bernard Haitink e quel formidabile "outsider" che è stato Klaus Tennstedt). Idem Riccardo Chailly, nella cui condotta si riconoscono, in ogni istante di musica, la frequentazione olandese e quella dei complessi musicali di lingua musicale tedesca, forse più che viennese, oltre ad un "canto" italiano, che rende i due meravigliosi "trii" della Sinfonia in re maggiore (secondo movimento e marcia funebre, quest'ultima vero cuore dell'esecuzione scaligera) momenti capitali del "Titano" ascoltato ieri sera a Milano, e in replica fino al 20.
D'altra parte, si diceva facendosi compagnia con Georg Solti, la "prima" di Beethoven adotta, anche con Chailly, tempi decisamente spicci. Ma con motivazioni culturali e conseguente espressività, differenti. Solti ha sempre reso omaggio, come un faro ed un riferimento, alla lezione direttoriale di Arturo Toscanini. Riccardo Chailly mette in atto, da anni, una riflessione sui "metronomi" di Beethoven che ha dato e sta dando frutti magnifici. Questa eccellente Prima segue, alla Scala ("è la prima volta che la eseguo con l'orchestra scaligera") la strepitosa Quinta che abbiamo poi riascoltato splendente, l'estate scorsa, a Lucerna. E il bello è che i tempi spicci non escludono, anzi esaltano, all'opposto, morbidezza di suono ed elasticità assoluta di frase: sì che questo Beethoven in bilico fra Haydn e un futuro rivoluzionario, ci si presenta con un' espressività avvincente ed accattivante, perfettamente collocato.
La Filarmonica della Scala si è confermata in stato di grazia, in Beethoven. Qualche fatica "da prima serata" (corni non registratissimi all'inizio) si è percepita in Mahler, d'altronde la lettura così pervicacemente asciutta e dettagliata, di Chailly, richiede una metabolizzazione (torniamo il 20 ad ascoltare, molto volentieri!). Ma si sono udite sortite strumentali spettacolari (clarinetto, trombe e tromboni, oltre al "tessuto" degli archi) e, anche se un'orchestra sinfonica va nominata nel suo complesso, corre obbligo, dopo le prime repliche di Macbeth di cui è stato attore in buca, e dopo questa accoppiata Beethoven-Mahler in cui il suo ruolo è, in colori ed espressione, di molto "peso", nominare il giovane, formidabile timpanista Andrea Bindi. Di velluto in Beethoven, e nel gioco espressivo degli opposti, in Mahler: il rullo diabolico e frenetico del finale-primo movimento, lo spettrale, ritmico, ipnotico "pianissimo" ritmato che imposta, dall'inizio, la Marcia Funebre. Un fuoriclasse del suo strumento e un apporto preziosissimo alla Filarmonica tutta, che, con Chailly, ha dato il meglio proprio là dove Mahler "canta" (i "trii" dei movimenti centrali) o si fa ipnotico (il ritorno, surreale, dell'introduzione prima dell'apoteosi finale a corni in piedi). Si applaude ma, soprattutto, si esce grati del "pensiero" e di tutta una cultura, che ci viene squadernata, come atto d'amore agli autori, per noi: è un ascolto che impegna (ed è un bene!), ma che alla fine appaga.

marco vizzardelli



fraaaa
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Re: Le "Prime" di Beethoven e Mahler, Riccardo Chailly Filarmonica Scala

Messaggio da fraaaa » 20 gen 2022 13:11

Vizzardelli perdonami, ma mi aspettavo anzi no una polemica sul programma di sala. La prima di Mahler la Filarmonica ce la propina ma che dico ogni anno, anche più volte l'anno! Ma bastaaa!!

daphnis
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Re: Le "Prime" di Beethoven e Mahler, Riccardo Chailly Filarmonica Scala

Messaggio da daphnis » 21 gen 2022 01:15

Fraaa, carissimo, sei per la seconda volta a cercar polemiche fuori tempo. Poi, ti potrei dire, per quanto mi riguarda, che il Titano di Mahler fa parte di quel ristretto, e neppur così ristretto, numero di mie predilezioni che ascolterei quaranta volte l'anno, rimettendomele per un numero infinito di volte dentro il riproduttore dei cd , in casa, e poi riascoltando la sinfonia in re magg sul computer all'infinito. Per cui, vedi un po'... e ti mando un abbraccio digitale. Ma c'è dell'altro...


marco vizzardelli

daphnis
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Re: Le "Prime" di Beethoven e Mahler, Riccardo Chailly Filarmonica Scala

Messaggio da daphnis » 21 gen 2022 01:51

C'è che (chiunque fosse stato stasera alla Scala può confermare), come la prima serata lasciava ampiamente presagire e come avevo raccontato, metabolizzata dall'orchestra la particolare lettura di Riccardo Chailly, credo che abbiamo vissuto, né più né meno, una pagina della Storia, S maiuscola, dell'interpretazione ed esecuzione musicale della Sinfonia nr 1 in re maggiore di Gustav Mahler, per consapevolezza stilistica quindi cultura, profondità di lettura testuale, cura del dettaglio e dell'insieme, gesto capace di far vivere ogni particolare e collegarlo all'insieme, incandescenza dell'anima e "personalità" di SUONO indimenticabile, da parte di Riccardo Chailly. Il tutto con una "risposta" da parte della Filarmonica della Scala tale da trasformarsi in una specie di organo da chiesa in grado di esprimere - espressione, colore, SUONO! - ogni registro mosso dal direttore. Il Monumento al Titano. Ma non una statua retorica. No, anzi, pulsante di vita. Mahler, per noi, oggi. Da letterale brivido, da restare senza parole oppure da mettersi a urlare di gioia, come giustamente ha fatto il pubblico alla Scala.
La Sinfonia in do maggiore di Beethoven era perfetta alla prima esecuzione, si è ulteriormente arricchita di velluto e di ritmo. Da tempo, e metto due momenti-chiave, la Quinta di Beethoven nel "sinfonico", Salome nell'opera, orchestra della Scala (Filarmonica o "della Scala") e suo attuale direttore musicale stanno muovendosi in uno stato di grazia comune, frutto di un rapporto cercato e trovato lavorando insieme. Paradossalmente, ma forse non così tanto: anzi c'è una logica, il periodo duro e forte della pandemia ha come acceso gli animi, artisticamente e anche umanamente parlando. Orchestra e direttore. L'una è diventata (ci è voluto del tempo, si sono e hanno studiato a vicenda, e ognuno sa che chi qui scrive era un ascoltatore critico, e non poco, all'inizio del rapporto) il prolungamento dell'altro, l'uno attinge e dà forza creativa e culturale all'altra. La Filarmonica della Scala festeggia i suoi 40 anni e il 20 gennaio ricorre l'anniversario della scomparsa di Claudio Abbado, che, per chi qui scrive, è stato un "credo" musicale. Posso dire tranquillamente che, adesso e con l'attuale direttore dopo qualche anno di studio, stanno toccando il culmine di qualità artistico-musicale di 40 anni di esistenza. Basta vederli, guardarli suonare, oltrechè ascoltarli: qualcosa ha come preso vita, rispetto al tempo precedente. Aggiungo: alcune forze nuove immesse accanto agli strumentisti "storici" hanno dato linfa, ho già citato il timpanista, e l'intera sezione percussioni (peraltro una tradizione, alla Scala, ricordiamo David Searcy) sta facendo meraviglie, ma si è lavorato anche altrove, ottoni ad esempio (gli archi hanno quel colore e quel calore "effusivo", squisitamente italiano, che è un valore prezioso, un marchio di fabbrica e di personalità orchestrale) . E' evidente tutto un lavoro d'insieme.
In tanti, stasera (e anche diversi vecchi loggionisti non certo "chaillyani", per propria idea o convinzione) ci si è detti, sortendo da teatro, che ne uscivamo "non toccando terra", dopo un ascolto di questo tipo. Questo è stato.
Non è stato un Titano in più, ma "il Titano".


marco vizzardelli

p.s. teatro pieno in ogni ordine, ordinatamente con mascherine. E, di nuovo, ho dialogato, in galleria, con diversi giovani, appassionati e preparati all'ascolto. Il nostro mondo si sta muovendo.
Ultima modifica di daphnis il 21 gen 2022 13:53, modificato 1 volta in totale.

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Re: Le "Prime" di Beethoven e Mahler, Riccardo Chailly Filarmonica Scala

Messaggio da massenetiana » 21 gen 2022 08:45

daphnis ha scritto:
21 gen 2022 01:51

marco vizzardelli

p.s. teatro pieno in ogni ordine, ordinatamente con mascherine. E, di nuovo, ho dialogato, in galleria, con diversi giovani, appassionati e preparati all'ascolto. Il nostro mondo si sta muovendo.
Ribadisco in questa sede che anche per me è un grandissimo piacere.
massenetiana sfegatata

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fraaaa
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Re: Le "Prime" di Beethoven e Mahler, Riccardo Chailly Filarmonica Scala

Messaggio da fraaaa » 21 gen 2022 16:24

Ti preferivo perfido e inacidito come gli anni scorsi....

daphnis
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Re: Le "Prime" di Beethoven e Mahler, Riccardo Chailly Filarmonica Scala

Messaggio da daphnis » 22 gen 2022 23:58

Io no

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