Rigoletto scaligero 2022

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Don Carlo
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da Don Carlo » 24 giu 2022 13:48

A me che non fece l'acuto nella canzone non disturbava lo faceva poi fuori scena.

A Nucci se non ricordo male lo lasciava l'acutone anche se non scritto.



WURM
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da WURM » 24 giu 2022 14:27

Don Carlo ha scritto:
24 giu 2022 13:48
A me che non fece l'acuto nella canzone non disturbava lo faceva poi fuori scena.

A Nucci se non ricordo male lo lasciava l'acutone anche se non scritto.
Sai che non credo...."integralista" com'era.... io cmq vidi Bruson e gli acuti non scritti erano tutti tolti. Tolse addirittura quello di "le sfere agli angeli" del tenore.....

daphnis
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da daphnis » 24 giu 2022 19:53

Il Rigoletto 2022 del Teatro alla Scala è, in sintesi ed a mio avviso, entusiasmante. Lo è come tutte quelle produzioni (e sono rare) nelle quali un intelligente, coerente, appassionato progetto congiunto direzione-regia fa sì che un’opera pur notissima pare ascoltarsi come fosse nuova di pacca. Non pensavo mi riaccadesse a tempo così breve quanto a Rigoletto dopo la sensazionale produzione de La Fenice Michieletto-Callegari-Salsi. Invece è successo.
Le paginette di intervista congiunta a Michele Gamba e Mario Martone, contenute nel programma di sala, sono illuminanti sulla volontà di un approccio fresco, di una rilettura totale, di un’interpretazione che colpisca contemporaneamente con la forza di un pugno allo stomaco e con la profondita' dell'intelligenza musical-teatrale . Il famoso arbitrio voluto e volontario e dichiarato di Mario Martone sul finale, con la carneficina sanguinolenta di Duca e amici si innesta con totale coerenza “interna” in una potentissima messa in scena su due mondi, “ i ricchi” e “i poveri” emarginati che, a parte appunto quella scelta del violentissimo finale (ma violentissimi sono gli accordi finali dell’orchestra, come di una Maledizione che travolge tutto e tutti, e questo Martone ha significato) è totalmente nella musica, momento per momento, istante per istante, gesto per gesto. Forte di un favoloso impianto scenico di Margherita Palli (capolavoro da premiare, la scenografia), una struttura girevole a tralicci e spazi posizionati a diversi piani che può mostrare tutti o in parte, distinti o in contemporanea (vedi il finale), i salotti lascivi dei ricchi, con le loro prostitute d’alto bordo (Mattioli ci ricorda spesso, quando scrive dell’inizio di Rigoletto, che di questo sostanzialmente si tratta) e il mondo buio, cavernoso degli emarginati. Rigoletto e Gilda sono emarginati fra gli emarginati e dagli emarginati, oltreché dal mondo dei “ricchi”. Non è buono il Duca ma non è buono Rigoletto, non c’è salvezza. Iconico, più di qualunque gobba, il passo semizoppo a gambe larghe sul fisico massiccio, ideato da Martone sulla caratteristica figura di Amartusvshin Enkhbat, iconici i cambi di pettinatura di Gilda nel suo farsi, da ragazza innamorata, donna che per amore dà la vita, e la anche bellissima, oltreché bravissima, Nadine Sierra è semplicemente pazzesca, nei gesti e nel cambio di timbro volta a volta secondo le situazioni. Tutto ha una forza plastica e teatrale tutta “dentro la musica”: le feste dei ricchi, lascive ma non completamente volgari (Martone lo spiega, nel programma) lo scarto esistenziale delle prostitute secondo che entrino od escano dal mondo dell’emarginazione a quello delle feste dei ricchi (la Maddalena costruita a pennello sulla bellezza un po’ androgina dell’ottima cantante-attrice Marina Viotti, lasciva ma con un sua eleganza). Tutta la parte dell’opera che, partendo da Cortigiani approda a Si Vendetta ha una forza drammatica, in scena, travolgente. La visione anche “sociale” di Rigoletto dà vita ad un personaggio-tramite della maledizione, Monterone, che è un colpo di genio di Martone: un appartenente al mondo dei ricchi rovina tosi nel vizio, maledetto e maledicente (Fabrizio Beggi ci ha personalmente comunicato la sua gratitudine al regista napoletano per avergli messo addosso un personaggio di tal forza). E il formidabile impianto scenico consente profondità inaudite di sonorità, laddove si agisca “in esterni” (la banda, i cori, il temporale che romba lontano e vicino, il canto finale del Duca che sfuma in lontananza, con quel sovracuto che si allontana sempre più). E tutto è teatro, su teatro, su teatro. Con il famoso Cosi Fan Tutte della collaborazione storica con Claudio Abbado, con Cavalleria Rusticana della collaborazione perfetta con Daniel Harding e, diremmo, al di sopra del pur bell’Otello napoletano con Mariotti e del pur stimolante Macbeth di Parigi con Gatti (il Barbiere televisivo in streaming, eccellente, è altra cosa) qui Mario Martone firma probabilmente una delle sue regie più compiute. E “legge” un grande Verdi.
Questo avviene perché sullo spettacolo si innesta a perfezione la freschissima e, diremmo, rivoluzionaria, lettura musicale di Michele Gamba, qui alla consacrazione personale dopo i molteplici “sintomi” di valore lasciati intendere in una giovane carriera direttoriale che pare una fiaba di vita. Gamba ha “preso in mano” Rigoletto, lo ha letto studiato (ci sono arrivati dei magnifici filmati di lui al pianoforte), voltato e rivoltato fino a darci (in un titolo che la fin troppa frequenza minaccia sempre di routine) una esecuzione-interpretazione tale per cui pare di non averlo mai ascoltato. Daniele Gatti a Roma vi era “entrato” con tutta la sua nota finezza e profondità testuale, avvincendo e anche, al solito, facendo discutere. Qui assistiamo, ed è sensazionale, alla letterale ri-creazione di una drammaturgia musicale. Che messa in atto su Verdi e su questo Verdi, suona campane a festa. Sembra di ascoltare Rigoletto per la prima volta perché differente da qualunque tradizione, e studiatissima, ma poi resa con totale naturalezza, una “tempistica” per cui non c’è una scelta di tempo unica e definitiva ma ogni scena, ogni situazione, ogni gesto musicale ha il suo tempo ed ll suo colore e la scena, la situazione, il gesto musicale precedente si innesta nel successivo con una incredibile forza teatral-musicale e con una logica ad un tempo originalissima e perfettamente coerente. Gamba ha ascoltato dentro di se, e poi ricreato con i complessi scaligeri (orchestra, ancora una volta in questa stagione, stellare, e coro idem) un suono e un “legato”, per Rigoletto, tutti nuovi (riletti a nuovo in chiave di colore drammatico tutti gli interventi di legni ed ottoni). Lo ha fatto dalla prima all’ultima nota, da quel Preludio che parrebbe strano nella sua inaudita condotta “legando”, non fosse che così proposto diventa una sorta di “reminescenza postuma” della maledizione, di cui propone il tema. In connubio con la regia, cuore di questa lettura è la formidabile sequenza di teatro in musica, musica che è teatro, che da Cortigiani approda a Si Vendetta. Lo stacco di Cortigiani è memorabile perché inaudito, furibondo ma asciuttissimo, completamente privo della platealità che interpreti anche “di nome” esprimevano, ma funzionale al dramma interiore e sociale del protagonista
La prima invettiva poi l’invocazione di Rigoletto, poi il ritrovamento di Gilda poi il racconto poi la seconda invettiva (un Si Vendetta di furia tutta trattenuta in un fremito interiorizzato dell’ orchestra che deflagra solo nella chiusa) hanno una mobilità tale e talmente sbalorditiva di tempi e colori che il progresso drammaturgico si sbalza musicalteatralmente, ed entra nell’anima di chi ascolta, con la forza di una frustata di vento fresco e nuovo. Là dove il canto sia per strofe (il capolavoro Sierra-direttore di Tutte le feste al Tempio, con la seconda strofa in memorabile pianissimo: Gamba dice di aver semplicemente lasciato che l’intelligentissimo soprano facesse ciò che sentiva giusto, ne è sortita una meraviglia) l’uso delle dinamiche muove a dramma la musica. Il Rigoletto cucito da Gamba sulla fluviale voce del baritono mongolo ha degli improvvisi ripiegamenti dal canto spiegato a soste riflessive su una parola pronunciata come meditando su un destino. Magnifica direzione che rilegge da capo a piedi il capolavoro, in novità, in intelligenza, nell’amore viscerale per un testo vissuto e fatto ascoltare come a nuovo. Bravissimo Michele Gamba.
Di Nadine Sierra abbiamo detto qua e là. Una Gilda a nostro avviso perfetta e coerente ad uno spettacolo in cui di “angelicato” c’è poco o nulla. Confermiamo che Amartuvshin Enkhbat è, in se stesso, un evento di suono vocale quale raramente è dato vivere: Martone gli ha “cucito” addosso un personaggio come avvolto nel suo enigma di bene-male nel quale fin lo sguardo fisso e i movimenti meccanici creano come un' icona di Rigoletto (abbiamo usato più volte questo termine, ed è segno che siamo davanti ad un regia vera e grande). Così come perfettamente plausibile, in bilico fra volgarità ed eleganza, è il Duca di Piero Pretti (la voce non ha chissà quale ricchezza di colori ed armonici ma il personaggio vocale c’è tutto). Dell’incredibile personaggio-Monterone e di Fabrizio Beggi che lo incarna abbiamo detto. Ma un’altra gemma musical-registica è lo Sparafucile di Gianluca Buratto, in tutta la varietà delle inflessioni. E non c’è ruolo che non sia scenicamente e musicalmente curato ed interpretato. E’ un Rigoletto “totale”.
Dopo le gazzarre alla prima, la seconda rappresentazione, cui ho assistito, ha ricevuto un successone pieno e convinto, per tutti. Orchestra tutta in piedi ad applaudire Gamba e cast. Mario Martone è rimasto, sorridente e plaudente, nel suo palco di proscenio. Sinceramente gli avrei dedicato un’ovazione di gratitudine e di scusa e di compenso. Lo faccio qui personalmente, per iscritto. Il suo lavoro per Rigoletto e Verdi in unità d’intenti con la direzione di Gamba è stato mirabile. Proprio sul rapporto regista-direttore in questa produzione ha scritto un testo magnifico, dopo la “prima” e le proteste miste ad ovazioni, Angelo Foletto. Vorrei trasmettervelo ma mi è arduo riprodurlo. E’ illuminante sul lavoro musica-teatro che ho tentato di descrivervi. Dopo la meravigliosa Thais, la Scala di Meyer “centra” un altro esito totale. Con l’esito musicale eccellente di Macbeth Chailly e cast su una regia comunque “pensata” e quello musicale molto buono della Dama di Picche (su regia…lasciamo perdere), la stagione si ri-bilancia in positivo, salvo la direttorialmente modesta La Gioconda e l’improponibile parte scenica de Un Ballo in Maschera. In questo Rigoletto, la Scala torna al suo ruolo.


marco vizzardelli

albertoemme
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da albertoemme » 25 giu 2022 09:26

Vizzardellizzato - Vizzardelized - Fitzartellizzaten (ti concedo l’onore dei sottotitoli)

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Alberich
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da Alberich » 25 giu 2022 12:45

paperino ha scritto:
24 giu 2022 06:47
albertoemme ha scritto:
23 giu 2022 23:50
Anch’io mi sono divertito. Lo spettacolo non era male. Bei dettagli, caratteri ben definiti, ovviamente il libretto è altra cosa ma questo post-realismo ci può stare. Bene Pretti, molto bene la Sierra. Ascoltavo per la prima volta il baritono mongolo. Me lo avevate descritto un epigono di Bastianini. Credo invece che il riferimento più appropriato sia il Bruson ante 1981 vellutato e nobile. Rispetto agli ascolti radiofonici passati E. era meno robotico e anche in scena mi e’ parso abbastanza disinvolto. Conto su di lui per almeno dieci anni. Sul direttore evito commenti a caldo, ci tornerò su.-
Anch'io lo sento più simile a Bruson ante 1981 che a Bastianini. Con in più gli acuti.
Concordo, timbro e gusto sono molto molto brusoniani. Con estensione e potenza maggiori, però (e Bruson di tanto on tanto era più ballerino d'intonazione).

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Alberich
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da Alberich » 25 giu 2022 13:14

daphnis ha scritto:
24 giu 2022 19:53
Il Rigoletto 2022 del Teatro alla Scala è, in sintesi ed a mio avviso, entusiasmante. Lo è come tutte quelle produzioni (e sono rare) nelle quali un intelligente, coerente, appassionato progetto congiunto direzione-regia fa sì che un’opera pur notissima pare ascoltarsi come fosse nuova di pacca.
Grazie daphnis per questa lunga recensione. Approfitto per porre una domanda a tutti, se qualcuno vorrà rispondere: siete d'accordo con la parte quotata?
Io ho già espresso il mio parere su cosa funzionava o meno, ma sicuramente non l'ho trovata nuova di pacca. A prescindere da giudizio di merito, la regia si infila in un filone ultra-battuto, che Giudici ha riassunto con maestria. I cantanti a me son parsi solidissimi, ma convenzionali nell'approccio. La direzione l'ho trovata abbastanza debole, con alcune pagine fantastiche, ma non mi ha aperto gli occhi su un nuovo Rigoletto.

fraaaa
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da fraaaa » 25 giu 2022 14:51

Assolutamente d'accordo.
Che sia poi una strada già battuta, chissenefrega. Sicuramente meno battuta di quanto visto col precedente (stupendo) allestimento

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mario
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da mario » 25 giu 2022 14:54

Alberich ha scritto:
25 giu 2022 12:45
paperino ha scritto:
24 giu 2022 06:47
albertoemme ha scritto:
23 giu 2022 23:50
Anch’io mi sono divertito. Lo spettacolo non era male. Bei dettagli, caratteri ben definiti, ovviamente il libretto è altra cosa ma questo post-realismo ci può stare. Bene Pretti, molto bene la Sierra. Ascoltavo per la prima volta il baritono mongolo. Me lo avevate descritto un epigono di Bastianini. Credo invece che il riferimento più appropriato sia il Bruson ante 1981 vellutato e nobile. Rispetto agli ascolti radiofonici passati E. era meno robotico e anche in scena mi e’ parso abbastanza disinvolto. Conto su di lui per almeno dieci anni. Sul direttore evito commenti a caldo, ci tornerò su.-
Anch'io lo sento più simile a Bruson ante 1981 che a Bastianini. Con in più gli acuti.
Concordo, timbro e gusto sono molto molto brusoniani. Con estensione e potenza maggiori, però (e Bruson di tanto on tanto era più ballerino d'intonazione).
io purtroppo ho sentito Bruson solo dai dischi ( e quindi non sono in grado di valutarne l'impatto in termini di volume) e pur ammirandone infinitamente lo stile (soprattutto nel Bruson donizettiano) il suo canto mi sembra meno dirompente di quello di Enkhbat, che coniuga la morbidezza e la capacità di sfumare di Bruson e Piazzola (che secondo me è l'erede di Bruson come stile di canto) con una potenza impressionante e un timbro scurissimo, da baritono drammatico. Enkhbat apre bocca e il suono sembra arrivare da un'altra dimensione. Al momento mi piace di meno di Piazzola e Bruson come fraseggiatore, ma solo in quello.

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paperino
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da paperino » 25 giu 2022 15:57

Alberich ha scritto:
25 giu 2022 12:45
paperino ha scritto:
24 giu 2022 06:47
albertoemme ha scritto:
23 giu 2022 23:50
Anch’io mi sono divertito. Lo spettacolo non era male. Bei dettagli, caratteri ben definiti, ovviamente il libretto è altra cosa ma questo post-realismo ci può stare. Bene Pretti, molto bene la Sierra. Ascoltavo per la prima volta il baritono mongolo. Me lo avevate descritto un epigono di Bastianini. Credo invece che il riferimento più appropriato sia il Bruson ante 1981 vellutato e nobile. Rispetto agli ascolti radiofonici passati E. era meno robotico e anche in scena mi e’ parso abbastanza disinvolto. Conto su di lui per almeno dieci anni. Sul direttore evito commenti a caldo, ci tornerò su.-
Anch'io lo sento più simile a Bruson ante 1981 che a Bastianini. Con in più gli acuti.
Concordo, timbro e gusto sono molto molto brusoniani. Con estensione e potenza maggiori, però (e Bruson di tanto on tanto era più ballerino d'intonazione).
Vero
La conversazione languiva, come sempre d'altronde quando si parla bene di qualcuno (Laclos/Poli).

albertoemme
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Re: Rigoletto scaligero 2022

Messaggio da albertoemme » 25 giu 2022 18:47

Due risposte. Ho apprezzato l’entusiasmo di Vizzardelli ma non sono completamente d’accordo con lui nella parte quotata. Fatto così il Rigoletto ha il suo perché, ha la sua coerenza, ma non trovo “bellezza” che nell’opera è un concetto imprescindibile se si vuole “andare al massimo”. Scommetto una cotoletta che il R. di Martone non fara’ 147 repliche.-
Ho introdotto io il paragone con Bruson e ringrazio tutti quelli che hanno anche parzialmente condiviso quello che ho scritto. Però ragazzi Bruson è Bruson e Bruson è Bruson anche per quello
di rivoluzionario o reazionario che ha rappresentato, ricreando personaggi come Boccanegra, Macbeth, Posa, Nabucco, Rigoletto , con lo stile grandioso e nobile che Verdi esigerebbe. Per cui E. ha ancora tanta strada da fare.-
Volevo dire a Don Carlo che anch’io ascoltandolo alla Radio o per sentito dire immaginavo assonanze con un cantante come Bastianini che per mezzi naturali è un po’ un mito per chi (come me) non lo ha ascoltato. Solo all’ascolto dal vivo ho colto una volontà introspettiva, uno stile di canto e una tecnica, che preferisce guardare a Bruson. Per cui non volevo assolutamente censurare il tuo richiamo a Bastianini.•

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