Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

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ZetaZeta
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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da ZetaZeta » 04 dic 2021 00:17

Ci sono nella vita serate magiche come quella di stasera, quando il cast, il direttore, l'orchestra e soprattutto Peppino (Verdi) ti regalano qualcosa di speciale. E, cosa ancora più importante, vedi una cinquantina di ragazzi della tua scuola che scoprono la musica.
La musica è salvezza. La musica siamo noi, l'opera è parte della cultura italiana.



marco_
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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da marco_ » 05 dic 2021 21:10

Ho avuto il privilegio di assistere a questa bella produzione di Falstaff il giorno dopo lo splendido Otello partenopeo. A distanza così ravvicinata mi ha colpito il modo diversissimo di scavare nei personaggi da parte di Verdi, là più incisivo qui più pudico, e le analogie nella difficoltà esecutiva dei passaggi concitati.

Gardiner è senz’altro motore e vanto dello spettacolo, che congegna come un capolavoro di alta orologeria. Tali sono precisione, rifiniture, meccaniche agogiche infallibili, lucentezze e preziosità tra oro e platino. Molto bene tanto in concertati e chiuse con contrappunti ritmati, quanto nelle sospensioni argentee. Privilegia le dimensioni narrativa, umoristica e di stupore dell’opera, a mio avviso accennando solamente alla malinconia opalescente che pure ne è cifra distintiva. Benissimo l’orchestra per precisione, tenuta e smalto.

Positiva la prova di Alaimo, che incarna un protagonista giovanile senza essere superficiale, e in questa tessitura non mostra come altrove ineguaglianze fra registri e il passaggio mal preparato. Discreto Piazzola, irreprensibile musicalmente ma direi più adatto a personaggi drammatici e combattuti. Migliore in campo la Mingardo, che sfuma ogni particolare di Quickly a onta della voce non grande ma proiettata e squillante. Sufficienti gli altri, a parte il Fenton tra il belante e l’inudibile di Swensen.

Allestimento didascalico ma non oleografico di Bectholf, convincente per come con pochi cenni colga architetture e qualità velata della luce tipici di Windsor, movimenti semplici eppur pensati, e bei costumi di Pollard.

Successo caloroso al termine, da parte di un pubblico attento e divertito.

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mascherpa
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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da mascherpa » 10 dic 2021 12:51

marco_ ha scritto:
05 dic 2021 21:10
Allestimento didascalico ma non oleografico di Bechtholf...
L'hai descritto molto bene, con due parole.
Oggettivamente non c'è dubbio che sia cosí. Soggettivamente, invece, l'ho trovato del tutto insopportabile: peggio che inutile, fastidiosissimo. Ma questo non ha nessuna importanza.

Nonostante il Fenton peggio che nullo, se Gardiner avesse fatto a meno della messinscena come per Monteverdi quattr'anni fa, dovrei dire che è stato il miglior Falstaff in cui mi sia mai imbattuto. Eccelso per la direzione (s'è anche sentito chiaro come il sole che Gardiner sta preparando un Don Carlos): irresistibile per la condotta delle voci nei giochi sul canto ecclesiastico; innovativa per il quartetto delle donne (senza precedenti, per me, la Meg della Piva; interessantissima la Nannetta della Boncompagni nonostante le difficoltà iniziali d'intonazione delle note non vibrate; di livello indiscutibilmente alto la Pérez e la Mingardo). Senza precedenti ho trovato anche il monologo di Ford, in cui Piazzola (parlo della recita del 5 dicembre) ha assecondato ogni volontà del podio. Indubbiamente bene Alaimo, il che dimostra una volta di piú che, oggi, nell'opera italiana non fanno la differenza i cantanti: la fa il podio, se ne è capace e lo vuole.

Ho avuto a tratti la sensazione che Gardiner abbia lavorato su materiali di cui dispone per via privata; ma per fortuna non ha lasciato, in confronto alla registrazione che conosco di De Sabata, alcuna licenza ai cantanti.

Ogni volta che ci entro, il "Teatro del Maggio" mi sembra piú brutto. Piú brutto persino dello spettacolo di Bechtholf, purtroppo; quindi non avevo dove trovar sollievo allo sguardo. Lo si dovrebbe chiamare, quel cosiddetto "teatro", con il nome del cosiddetto "politico" che l'ha voluto.
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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da umangialaio » 10 dic 2021 15:56

mascherpa ha scritto:
10 dic 2021 12:51
con il nome del cosiddetto "politico" che l'ha voluto.
A Milano quel "politico" è considerato una specie di Battista...

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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da marco_ » 11 dic 2021 09:07

mascherpa ha scritto:
10 dic 2021 12:51
oggi, nell'opera italiana non fanno la differenza i cantanti: la fa il podio, se ne è capace e lo vuole.
Concordo. Ci son giunto per gradi, al punto da rinunciare sesso a spettacoli con cast ‘golosi’ ma direttore anonimo.

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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da ZetaZeta » 12 dic 2021 14:32

marco_ ha scritto:
11 dic 2021 09:07
mascherpa ha scritto:
10 dic 2021 12:51
oggi, nell'opera italiana non fanno la differenza i cantanti: la fa il podio, se ne è capace e lo vuole.
Concordo. Ci son giunto per gradi, al punto da rinunciare sesso a spettacoli con cast ‘golosi’ ma direttore anonimo.
Non concordo del tutto. Tanto è vero che rimango convinto che il trio femminile del Falstaff di Piacenza del gennaio 2020 non fosse assolutamente inferiore a questo, pur non essendoci Gardiner a dirigere.
Diciamo che il direttore fa il 70% , ma, per parafrasare Manzoni, se uno la voce non ce l'ha, non se la può dare.
L'opera non è un poema sinfonico. :pip

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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da mascherpa » 13 dic 2021 12:52

Duplicato per errore. Vedi sotto
Ultima modifica di mascherpa il 13 dic 2021 12:54, modificato 1 volta in totale.
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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da mascherpa » 13 dic 2021 12:53

ZetaZeta ha scritto:
12 dic 2021 14:32
L'opera non è un poema sinfonico. :pip
Per ringraziarti (è ben lieto dovere) di codesto statement profondo e utilissimo, devo farti notare che la mia frase, che hai riportato incompleta e senza segnalarlo in uno dei molti modi possibili, ha una premessa essenziale.

Se rileggi (questo, invece, non è mica un dovere, ma solo un'ipotesi come tante altre), potrai capire al volo che il mio assunto è completamente diverso: «Indubbiamente bene Alaimo, il che dimostra una volta di piú che oggi, ecc. ecc.», vuole dire, a mio parere senza possibilità di dubbio, che se cantanti anche non fuoriclasse (o non considerati tali dal mercato) non sono lasciati a sé stessi, alle loro abitudini, alla bieca "tradizione", ma sono preparati e diretti da un musicista molto capace, possono fare straordinariamente bene. E implica (ma qui, te ne do atto, si va un filo nel difficile...) che cantanti eccelsi ma condotti male riducono spesso l'opera italiana a un piattume desolante. Sono quindi convinto che converrai essere i poemi sinfonici finiti nel tuo discorso "come Ponzio Pilato nel Credo".

Ti ricordo, infine (e cosí spero di ripagare il mio debito didascalico) che nel Falstaff (quello di Verdi, s'intende) non c'è un «trio femminile», come hai scritto tra una pipata e l'altra, ma un quartetto. Anche se Meg ha una parte priva di assolo, per me è chiaro che proprio Gardiner ha fatto capire persino a molti che non se n'erano mai accorti (non dico a tutti, sarebbe pretendere troppo) che quattro è diverso da tre. Mica dovunque, si capisce, ma nel Falstaff di Verdi sí.
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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da ZetaZeta » 15 dic 2021 16:01

mascherpa ha scritto:
13 dic 2021 12:53
ZetaZeta ha scritto:
12 dic 2021 14:32
L'opera non è un poema sinfonico. :pip
Per ringraziarti (è ben lieto dovere) di codesto statement profondo e utilissimo, devo farti notare che la mia frase, che hai riportato incompleta e senza segnalarlo in uno dei molti modi possibili, ha una premessa essenziale.

Se rileggi (questo, invece, non è mica un dovere, ma solo un'ipotesi come tante altre), potrai capire al volo che il mio assunto è completamente diverso: «Indubbiamente bene Alaimo, il che dimostra una volta di piú che oggi, ecc. ecc.», vuole dire, a mio parere senza possibilità di dubbio, che se cantanti anche non fuoriclasse (o non considerati tali dal mercato) non sono lasciati a sé stessi, alle loro abitudini, alla bieca "tradizione", ma sono preparati e diretti da un musicista molto capace, possono fare straordinariamente bene. E implica (ma qui, te ne do atto, si va un filo nel difficile...) che cantanti eccelsi ma condotti male riducono spesso l'opera italiana a un piattume desolante. Sono quindi convinto che converrai essere i poemi sinfonici finiti nel tuo discorso "come Ponzio Pilato nel Credo".

Ti ricordo, infine (e cosí spero di ripagare il mio debito didascalico) che nel Falstaff (quello di Verdi, s'intende) non c'è un «trio femminile», come hai scritto tra una pipata e l'altra, ma un quartetto. Anche se Meg ha una parte priva di assolo, per me è chiaro che proprio Gardiner ha fatto capire persino a molti che non se n'erano mai accorti (non dico a tutti, sarebbe pretendere troppo) che quattro è diverso da tre. Mica dovunque, si capisce, ma nel Falstaff di Verdi sí.
Grazie come sempre della precisazione :wink:
In ogni caso ho pensato al trio perché inconsciamente ho escluso Nannetta, ritenendola un personaggio un po' a parte rispetto alle altre.

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Re: Falstaff, Firenze, Gardiner, Bechtolf, Alaimo, Piazzola

Messaggio da mascherpa » 11 gen 2022 16:20

ZetaZeta ha scritto:
15 dic 2021 16:01
...ho pensato al trio perché inconsciamente ho escluso Nannetta, ritenendola un personaggio un po' a parte rispetto alle altre.
Com'è ben chiaro, avevo supposto che tu, invece, escludessi Meg; quindi ti ringrazio d'avere chiarito un equivoco tra lettura orientata alla drammaturgia e lettura orientata alla struttura musicale. (Mi pare del tutto casuale e irrilevante, in questo caso, chi pensasse all'una e chi all'altra.)
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