Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

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mascherpa
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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da mascherpa » 06 giu 2019 22:03

Continuo ad avere una grande nostalgia per la forma antica dei plurali delle voci in "-io" assunta nella prima edizione del Vocabolario della Crusca: in questo caso darebbe responsorij. E ricordo che al responsorii mutiano esisteva come alternativa corrente, ancora nella prima metà del Novecento e poco oltre, responsorî (cfr. principî, sussidî, e chi più ne ha più ne metta...). Nulla, però, di paragonabile a quel "j" secentesco indicativo d'un dittongo omofono discendente (va anche notato che il falso manzoniano che apre i Promessi sposi lo maneggiava già molto a fatica...).

Quando penso che questa italicissima grafia "ij" è diventata standard, cambiando ovviamente l'alfabeto, nella lingua russa; e che quasi nessuno se ne ricorda più tra di noi, suoi evidenti padri, sono colto da un abissale sconforto...
Che oggi si scriva pure responsori, estrema omologazione dell'ignoranza; ma, soprattutto, che vàghen tücc a dà via i ciàpp.


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Giulio Santini
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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 06 giu 2019 22:17

mascherpa ha scritto:
06 giu 2019 22:03
E ricordo che al responsorii mutiano esisteva come alternativa corrente, ancora nella prima metà del Novecento e poco oltre, responsorî (cfr. principî, sussidî, e chi più ne ha più ne metta...).
Quando penso che questa italicissima grafia "ij" è diventata standard, cambiando ovviamente l'alfabeto, nella lingua russa; e che quasi nessuno se ne ricorda più tra di noi, suoi evidenti padri, sono colto da un abissale sconforto...
Il plurale con l'î, che mi dispiace molto non poter adoperare, ha peraltro il suo testimone più alto nel primo titoletto della nostra Costituzione.
Non sapevo la cosa che dici sulla lingua russa: questo rende ancor più esecrabili le assai diffuse traslitterazioni "all'inglese" del tipo "Stravinsky".
(Spero di non essere sembrato un ignorante troppo grosso: non mettevo in dubbio il plurale, semplicemente ragionavo avendo in testa la parola latina... e credo di aver qualche problema col milanese, anche se potrei avere inteso).
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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da mascherpa » 10 giu 2019 10:35

Giulio Santini ha scritto:
06 giu 2019 22:17
...esecrabili le assai diffuse traslitterazioni "all'inglese" del tipo "Stravinsky".
Quel che trovo piú esecrabile è che la trascrizione al corrente modo "anglosassone" (che non è nemmeno univoca, perché non distingue tra le terminazioni standardizzate ISO in -ij e quelle in -iy, ma le riduce entrambe a una -y "minestrone"...) sia stata adottata senza pudore alcuno nelle targhe odonomastiche del centro di Mosca.
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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Dr.Malatesta » 10 giu 2019 19:46

mascherpa ha scritto:
10 giu 2019 10:35
Giulio Santini ha scritto:
06 giu 2019 22:17
...esecrabili le assai diffuse traslitterazioni "all'inglese" del tipo "Stravinsky".
Quel che trovo piú esecrabile è che la trascrizione al corrente modo "anglosassone" (che non è nemmeno univoca, perché non distingue tra le terminazioni standardizzate ISO in -ij e quelle in -iy, ma le riduce entrambe a una -y "minestrone"...) sia stata adottata senza pudore alcuno nelle targhe odonomastiche del centro di Mosca.
Sarà esecrabile e senza pudore anche lo stesso compositore, allora, dato che - da un certo momento della sua vita - si è firmato proprio "Stravinsky"... :D
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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 10 giu 2019 20:06

Sarebbe stato in effetti ben strano se lo avesse fatto vivendo in Italia; ma abitando in paesi di lingua inglese e francese, forse ha seguito semplicemente il loro modo di traslitterare, per condivisibile che non sia...

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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da mascherpa » 11 giu 2019 08:27

Dr.Malatesta ha scritto:
10 giu 2019 19:46
Sarà esecrabile e senza pudore anche lo stesso compositore, allora, dato che - da un certo momento della sua vita - si è firmato proprio "Stravinsky"... :D
Non direi, perché lo faceva negli Stati Uniti. Nel centro di Mosca, invece, l'uso vistoso ed esclusivo della trascrizione americana significa, a mio avviso: "voi europei non contate nulla"... Sarà anche vero, ma non mi fa piacere.

Per analoga ragione, nei precedenti anni francesi il buon Igor' si firmava, come alluso qui sopra, Stravinski. A me, che scrivo in contesto italiano, alternative sembrano la "traslitterazione standard" Stravinskij e una "trascrizione fonetica locale" tipo Stravinschi.

Dal canto loro, in Germania continuano a scrivere Strawinsky e Schostakowitsch ... Per tacere dei polacchi: Strawinski e Szostakowicz. Non senza ragione per l'ultimo, perché questa era la grafia originaria del cognome del bisnonno del compositore prima che lo deportassero, piccolo tassello per fare "regnare l'ordine a Varsavia"... Curiosa la miscela di grafie che si trova in una lettera di risposta di Toscanini a Stokowski, che ovviamente aveva usato, scrivendo in inglese, quella polacca. Interessante l'ungherese Sosztakovics (la prima "S" ovviamente senza "pipetta", ché il suono è già quello dell'"Sh" anglosassone). Irriducibili anche i francesi: Chostakovitch. Solo da noi, che siamo snobbini, se uno scrivesse Sciostacovic passerebbe per ignorante o, quel che è peggio, démodé...

Sono cose con le quali ci siamo divertiti già molte volte.
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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 12 giu 2019 09:50

Del pari il "cognome commerciale" del violoncellista olandese Bijlsma risulta Bylsma: quasi che per gli anglosassoni "y" non sia già (solo?) "i-greca", ma anche come un segno grafico della legatura di i e j...

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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da mascherpa » 13 giu 2019 09:45

Giulio Santini ha scritto:
12 giu 2019 09:50
Del pari il "cognome commerciale" del violoncellista olandese Bijlsma risulta Bylsma: quasi che per gli anglosassoni "y" non sia già (solo?) "i-greca", ma anche come un segno grafico della legatura di i e j...
In questo caso, però, si potrebbe osservare che proprio la lingua nederlandese ammette per il dittongo "ij" anche la grafia "y", prevalente nelle zone meridionali, ossia "fiamminghe": se van Dyck fosse nato cinquanta chilometri piú a Nord, si sarebbe chiamato van Dijk e la pronunzia sarebbe rimasta la stessa, cioè, in grafia italiana "fan Déik".

Resta la questione, come gli Anglosassoni pronunzino il cognome del violocellista. Con il pittore se la cavarono tanto disinvoltamente quanto noi: questi fu infatti "fan Déik" ad Anversa, "van Dicch" a Genova e "van Dàik" alla corte di Carlo I. Ossia: credo che non rispettino l'originale "Béilsma". Piú attento alla propria identità durante una carriera per certi aspetti parallela, Händel si firmò Hendel a Roma e Venezia, e poi Handel a Londra (dove è tuttora noto senza i due puntini che indicano l'apofonia vocalica).

M'ha divertito (il problema è lo stesso) che in un recentissimo convegno alla Fondazione Cini su Bartók e Malipiero, il primo degl'illustri conferenzieri, un Ungherese, abbia sentito il dovere, dopo avere ovviamente pronunziato nel modo dovuto (cioè "Scèrli") il cognome del violista ungherese Tibor Serly (che completò il Concerto per viola di Bartók), si sia sentito in dovere d'aggiungere a mezza voce "Sèrli": dev'essere molto abituato ad uditorî (e qui il circonflesso o la doppia "i" ci vogliono proprio...) in cui le persone al corrente della grafia ungherese si contano sulle dita di mezza mano, mentre tutte le altre pronunziano voluttosamente, ad esempio, Sòlti (con tanto d'esse sonora se Crucchi), anziché il dovuto Sciòlti...
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