Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

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Giulio Santini
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Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 29 mag 2019 13:27

Volevo dare un titolo più connotante a questo intervento, del tipo "Un sommo sacerdote"; poi mi è sembrato esagerato e ho lasciato perdere. Tuttavia mi sembra una definizione calzante di quello che si è potuto ascoltare iersera al Teatro del Maggio di Firenze: quando Riccardo Muti vi è rientrato, alla guida della sua Orchestra giovanile Cherubini, che si è esibita insieme al Chor des Bayerischen Rundfunks (maestro Stellario Fagone), per dirigere la messa che Giovanni Paisiello compose, nel 1799, per la celebrazione che Napoli dedicò a suffragio dell'anima del defunto pontefice Pio VI, e che prende ora il nome di Missa defunctorum.
Premetto che il brano, già riesumato dallo stesso Muti varie volte, mi è parso di non pregevolissimo calibro: si tratta di un fluviale Requiem di circa cento minuti di durata, che comprende, in aggiunta al normale armamentario di questo genere di composizioni (riciclato da un precedente pezzo d'occasione), una Sinfonia introduttiva e quattro preci responsoriali anteposte al Libera me; se alcuni momenti sono forse convenzionali, ma quantomeno di grande efficacia, come il finale, in generale appare come un polpettone un po' magniloquente che si trascina assai stancamente, soprattutto nella sequenza e nei responsori, tra i più canonici stilemi di certo classicismo, iterando all'inverosimile qualche buona idea (come i corni in sordina che sono a un tempo "tubae mirum spargentes sonum" e banda processionale): c'è da credere che la commissione sia stata quantomeno caratterizzata da tempi stretti e soprattutto che Paisiello abbia avuto giusta considerazione del senso musicale e dell'attenzione che sarebbe stata prestata a questa musica, celebrativa di una pretesa affezione a quel Giannangelo Braschi che, in fondo, fu un papa molto dignitoso, buono e sfortunatissimo, e la cui tragica fine avrebbe forse meritato diversamente in termini musicali.
Come sia andata l'esecuzione non è facile dire. Iniziando da quanto va lodato senza riserve, si potrebbe partire dal coro, del quale hanno pure ben meritato individualmente i cantanti cui sono stati affidati interventi solistici concertati, e che veramente si è caratterizzato per precisione, espressività e piacevolezza timbrica. Poi si dovrebbe segnalare la non disprezzabile prova dei quattro solisti, impegnati in parti invero non trascendentali per difficoltà, e neppure in grado di metterne in evidenza la valentia: spiace un poco dover rilevare che l'esperienza di veterani come Gianluca Buratto e (soprattutto) Daniela Barcellona ha risaltato sulla buona volontà dei giovanissimi Giovanni Sala e Benedetta Torre, pure non insufficienti.
Tra Muti e la sua creatura orchestrale esiste evidentemente una buona intesa, nel senso che mi pare essa abbia risposto perfettamente alle intenzioni interpretative del direttore, come può una compagine comunque giovanile e dall'organico transeunte: tra le sezioni, benissimo i fiati, meno convinti gli archi, peraltro numerosissimi, la cui titubanza ha occasionalmente dato luogo a qualche imprecisione e scollamento, oltreché, in generale, a una resa di volume piuttosto ridotto. Oltremodo deprecabile che in un teatro nuovo come quello fiorentino si debba ricorrere ogni volta a organi positivi che riescono, spesso e in questo caso, quasi inudibili.
Muti si impone come unico protagonista della serata, tutto il resto essendo da interpretare alla luce delle sue scelte. I suoi tempi sono lenti, lentissimi: ieratici e funerei, appropriati perciò al brano, se si vuole, ma tali da congelare il fascino (solo eventuale) della partitura, la quale sembra ancor più interminabile e retoricamente pomposa. Si tratta evidentemente di un approccio pienamente consapevole, se ci fosse bisogno di dirlo: non solo l'equilibrio, il controllo e la tensione non sono mai venuti meno, sembrandomi escluso che si tirasse via in alcune parti, ma, soprattutto nei momenti di maggior impatto, l'interpretazione riacquistava notevolmente vigore. Mi resta il dubbio se il maestro abbia inteso adottare un approccio agogico e stilistico a dir poco moderato per essere più tranquillo rispetto a possibili errori e mende di un'orchestra non di altissimo profilo (sebbene il brano non sia difficilissimo), o per sua convinzione: ad ogni modo, sembrava voler trasmettere l'idea che di questo brano poteva avere, appunto, un "sommo sacerdote" del sanfedismo, piuttosto che un musicista che si metta in cerca della grazia e piacevolezza che può far sortire da un brano. Concesso ampiamente che non si intende più piangere la morte di Pio VI, sembra lecito trovare interlocutoria a questa ricerca di un senso come di resa tragica di fronte al problema della morte, soprattutto con un pezzo che ammetterebbe, anzi chiamerebbe, una lettura più conciliata per il suo carattere piuttosto mondano.
Al termine di una serata a suo modo significativa, ma non direi memorabile, successo convinto decretato dal pubblico, piuttosto numeroso e non so quanto "vedovile" (ma anche rumoroso e molesto: lo spettacolo è iniziato accolto dal saluto di un Assistente Google alla sua gentile proprietaria, e una tosse fuori stagione si è rivelata molto virulenta).
A scrivere queste righe viene in mente (per associazione di idea, e senza voler evocare una conclusione precisa) lo Stravinskij delle "Cronache della mia vita" (una delle mie pagine preferite di letteratura musicale, che si applica indistintamente a tutti i fruitori acritici, di "destra" e di "sinistra"): "Sarebbe veramente ora di finirla, una volta per tutte, con questa inetta e sacrilega concezione dell'arte come religione e del teatro come tempio. L'assurdità di questa misera estetica può essere agevolmente dimostrata col seguente argomento. Non si può concepire un fedele che assuma una attitudine critica di fronte all'uffizio divino. Vi sarebbe contradictio in adjecto, il fedele cesserebbe di essere fedele. L'atteggiamento dello spettatore è esattamente opposto; esso non è condizionato né dalla fede, né dalla cieca sottomissione. A teatro si ammira o si respinge; ciò richiede anzitutto di esprimere un giudizio; non si accetta se non dopo aver giudicato, almeno inconsciamente. Il senso critico ha dunque una parte essenziale. Confondere questi due ordini di idee, significa dar prova di mancanza assoluta di discernimento oltre che di cattivo gusto. Ci si può forse stupire di una simile confusione ai nostri tempi in cui la trionfante laicità, col degradare i valori spirituali e con l'avvilire il pensiero umano, ci conduce irrimediabilmente a un totale abbrutimento? Si direbbe tuttavia che ci si renda conto del mostro che il mondo sta per partorire; ci si accorge, con dispetto, che l'uomo non può vivere senza un culto. Allora si tenta di raffazzonarne qualcuno ricavato dal vecchio arsenale rivoluzionario, e con ciò si crede di far concorrenza alla Chiesa!".
Ultima modifica di Giulio Santini il 30 mag 2019 14:28, modificato 1 volta in totale.



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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da mascherpa » 30 mag 2019 12:55

Giulio Santini ha scritto:
29 mag 2019 13:27
...la messa che Giovanni Paisiello compose, nel 1799, per la celebrazione che Napoli dedicò a suffragio dell'anima del defunto pontefice Pio VI
Secondo altre fonti (vedi in questo sito la recensione delle recenti esecuzioni pavesi a cura degli stessi interpreti), il lavoro eseguito nel 1799 è un adattamento di circostanza di quel che era stato approntato dieci anni prima per le esequie d'un principe della Casa di Borbone-Napoli. A questo mi sembra alludere la tua successiva frase: «armamentario ... riciclato da un precedente pezzo d'occasione».

Per il Braschi ancora vivente e impegnato nel piú anacronistico dei tentativi, Vincenzo Monti (oggi senza dubbio meno in voga di Paisiello) non aveva invece, che io sappia, "riciclato" ma scritto ex novo.
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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 30 mag 2019 14:07

mascherpa ha scritto:
30 mag 2019 12:55
Secondo altre fonti (vedi in questo sito la recensione delle recenti esecuzioni pavesi a cura degli stessi interpreti), il lavoro eseguito nel 1799 è un adattamento di circostanza di quel che era stato approntato dieci anni prima per le esequie d'un principe della Casa di Borbone-Napoli. A questo mi sembra alludere la tua successiva frase: «armamentario ... riciclato da un precedente pezzo d'occasione».
Ovviamente e in primo luogo intendevo riferirmi alla citata messa, del cui riciclo si è dato conto persino in un servizio telegiornalistico; ma anche la Sinfonia era una laicissima Musica funebre composta per il generale Hoche: nuovi sono solo due cori, uno introitale, uno offertoriale. Sicché il brano dell'89 aveva i Responsoria: eppure mancano nell'esecuzione diretta da Alberto Zedda, che credevo invece completa almeno per il tronco più vecchio...
Come fonte, invoco il saggetto di Daniele Spini all'indirizzo seguente, ove si fa ricorso all'espressione hindemittiana di "musica d'uso":
https://studylibit.com/doc/5129630/per- ... rto-in-pdf
***
Vincenzo Monti sarà poco di moda, a differenza, forse, del Tarantino: ma almeno se ne parla nelle scuole, e qualcuno si trova pure da leggere qualche passo della sua celebre versione omerica; a tener su il ricordo di Paisiello, sembrano esserci quasi solo Muti e Isotta...

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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da ZetaZeta » 31 mag 2019 21:10

Giulio Santini ha scritto:
30 mag 2019 14:07
a tener su il ricordo di Paisiello, sembrano esserci quasi solo Muti e Isotta...
Il che va a tutto onore di Muti.

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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 04 giu 2019 23:56

Qui Riccardo Muti sembra avvalorare la tesi che i Responsoria (lui dice Responsorii, chissà chi avrà ragione con il latino...) siano aggiunti nel Novantanove, per quelli (molti meno di venticinque...) che fossero interessati alla cosa.
http://www.sussidiarieta.net/files/Pdf/022009/Muti.pdf

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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da mascherpa » 05 giu 2019 09:47

Giulio Santini ha scritto:
30 mag 2019 14:07
...e qualcuno si trova pure da leggere qualche passo della sua celebre versione omerica...
Purtroppo, che io sappia, nessuno s'è mai preso la briga di recitarla con la cadenza e l'accento dei luoghi ove il Monti nacque (la Romagna ravennate): credo che l'effetto sarebbe irresistibile.
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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da ZetaZeta » 06 giu 2019 05:12

Giulio Santini ha scritto:
04 giu 2019 23:56
Qui Riccardo Muti sembra avvalorare la tesi che i Responsoria (lui dice Responsorii, chissà chi avrà ragione con il latino...) siano aggiunti nel Novantanove, per quelli (molti meno di venticinque...) che fossero interessati alla cosa.
http://www.sussidiarieta.net/files/Pdf/022009/Muti.pdf
In latino responsorium è neutro, quindi pl. responsoria
In italiano responsorio, pl. responsor(i)i

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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 06 giu 2019 09:24

In effetti la doppia "i" è grammaticale, ancorché facoltativa, in italiano: non ci avevo pensato. Davo per scontato il latino, ma stupivo che un direttore dalle pose culte come Muti lasciasse sul terreno un simile errore. Sto perdendo molti colpi: anche nell'intervento principale ho preso una colossale cantonata con il latino che qualcuno avrà fatto finta di non vedere prima che la correggessi. Grazie!

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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da ZetaZeta » 06 giu 2019 12:25

Giulio Santini ha scritto:
06 giu 2019 09:24
In effetti la doppia "i" è grammaticale, ancorché facoltativa, in italiano: non ci avevo pensato. Davo per scontato il latino, ma stupivo che un direttore dalle pose culte come Muti lasciasse sul terreno un simile errore. Sto perdendo molti colpi: anche nell'intervento principale ho preso una colossale cantonata con il latino che qualcuno avrà fatto finta di non vedere prima che la correggessi. Grazie!
Vabbè, cosa vuoi che sia una tromba in più o in meno....

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Re: Riccardo Muti, Paisiello, Maggio fiorentino

Messaggio da Giulio Santini » 06 giu 2019 12:50

In die illa tremenda potrebbe fare la differenza!

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