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mascherpa
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Messaggio da mascherpa » 06 feb 2019 10:52

Comincia oggi, 6 febbraio, l'ultimo, appassionante round della partita che vede impegnata Elisabetta di Windsor, seconda regina di questo nome dell'attuale Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, nel tentativo di conquistare il titolo di sovrana piú duratura della storia, strappando il titolo a Francesco Giusepppe (primo e per fortuna ultimo) d'Asburgo-Lorena, che regnò su vari troni medio-europei dal 2 dicembre 1848 al 21 novembre 1916, ossia per sessantott'anni meno undici giorni (tenendo adeguato conto dell'ora della proclamazione e di quella del decesso).

La mattina del 6 febbraio 1952 il padre di Elisabetta, Giorgio VI, già imperatore delle Indie, fu infatti trovato morto nel suo castello di Sandrigham, lo stesso i cui dintorni hanno visto recentemente una nota prodezza automobilistica del genero Filippo. La sua figlia maggiore, Elisabetta, si trovava nell'allora colonia britannica del Kenia; non appena raggiunta dalla notizia, informò che avrebbe mantenuto da regina il proprio nome personale. L'incoronazione di Queen Elisabeth the Second ebbe luogo nell'abbazia di Westminster quasi un anno e mezzo dopo, il 2 giugno 1953. La sera del giorno dell'incoronazione vidi per l'unica volta mio padre indossare il suo frac per recarsi al ricevimento, allietato da danze, che si sarebbe svolto nel consolato inglese di Milano, allora in fondo a Via Palestro. Era stato lasciato alcuni giorni all'aria aperta (il frac, non mio padre), affinché perdesse un tenace odore di naftalina.

Per superare l'Asburgo-Lorena, sembrerebbe quindi che manchino ad Elisabetta seconda trecentocinquantacinque giorni, ma in realtà sono solo piú trecentocinquantaquattro, perché la sovrana inglese gode del criptovantaggio legato al non essere stato bisestile l'anno 1900, caduto durante il regno di Francesco Giuseppe, e all'esserlo invece stato l'anno 2000, caduto durante il suo proprio. L'ambitissimo primato le spetterà quindi il 25 gennaio prossimo venturo, in significativa coincidenza con la solennità della Conversione di San Paolo.

P.S. A una sovrana yemenita vissuta a cavallo dei secoli undecimo e duodecimo della nostra era, il cui nome completo è Arwa bint Ahmed Muḥammad ibn Jaʿfar ibn Mūsá ṣ-Ṣulayḥī al-Ismā'īliyyah, ma correntemente nota come Arwa al-Sulayhi o anche solo Arwa, sono accreditati da taluni repertori circa settantun anni di regno, dal 1067 al 1138 e.v. Ma per i primi diciannove anni di questo periodo Arwa al-Sulayhi, pur gestendo in prima persona il potere, lo fece come "reggente" in nome del suo primo marito; e anche in seguito, per un'altra decina d'anni, condivise il potere con il suo secondo marito, che si vuole le stesse piuttosto antipatico. Arwa non sembra quindi poter rientrare a pieno titolo nella classifica dei sovrani piú duraturi se non, al massimo, con poco piú di mezzo secolo di regno, ma noi confidiamo che Elisabetta II saprà trionfare d'ogni dubbio, ancorchè oggettivamente immotivato, regnando felicemente ben piú d'altri quattro anni.


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Giulio Santini
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Re: Ultimo round

Messaggio da Giulio Santini » 06 feb 2019 11:22

Senza dilungarsi con altri esempi, ci sono tanti casi,a te sicuramente ben noti, di regni più lunghi di settant'anni, come quello del Re Sole: al quale, è vero, si dovrebbe sottrarre il lungo periodo di reggenza della madre e del Mazzarino; ma, con un sorriso, penso che da ragazzino Luigi XIV contasse già di più di quanto mai abbia potuto la decana delle viventi teste coronate.

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mascherpa
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Re: Ultimo round

Messaggio da mascherpa » 06 feb 2019 12:09

Giulio Santini ha scritto:
06 feb 2019 11:22
Senza dilungarsi con altri esempi, ci sono tanti casi, a te sicuramente ben noti, di regni più lunghi di settant'anni, come quello del Re Sole: al quale, è vero, si dovrebbe sottrarre il lungo periodo di reggenza della madre e del Mazzarino; ma, con un sorriso, penso che da ragazzino Luigi XIV contasse già di più di quanto mai abbia potuto la decana delle viventi teste coronate.
Nel caso del "Diodato" mi pare non sia tanto questione di reggenza, quanto di quella che si chiamava "maggiore età", riconosciutagli a dodici anni, cioè nel 1650, quando il suddetto entrò nel Conseil du roi. I settantadue anni di regno nominale tra la morte di suo padre e la sua propria si riducono quindi a sessantacinque effettivi, anche trascurando la reggenza del Mazzarino per un'altra decina, perché, come hai fatto notare, il ragazzino aveva di certo "un carattere".

Nessuno degli altri sette casi europei di sovranità anche soltanto nominale superiore a quella di Francesco Giuseppe riguarda comunque un regno o un impero, ma principati feudali, anche se quello otto-novecentesco di Giovanni II del Lichtenstein è di un principe "non mediatizzato" il cui dominio ha assunto via via un'effettivo carattere di stato.

Riconosco, invece, d'essermi del tutto dimenticato del caso, recente e per molti aspetti assimilabile a quello di Elisabetta II, di Bhumibol (Rama IX) di Thailandia che divenne re nel 1946, a 19 anni, e regnò per circa settant'anni e quattro mesi. Quindi, per raggiungere un primato non solo europeo, ma mondiale la zia Betty dovrà quindi ancora attendere, a mio nuovo parere, non trecentocinquantaquattro giorni, ma tre anni abbondanti.
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il_bonazzo
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Re: Ultimo round

Messaggio da il_bonazzo » 06 feb 2019 20:56

E' relativamente poco noto che anche Elisabetta II ebbe un brevissimo periodo di reggenza: l’annuncio ufficiale della morte di Giorgio VI venne dato alle 10.45 ora di Londra, dopo che il re venne trovato morto nel proprio letto da un valletto quella stessa mattina del 6 febbraio. La sua salute era già periclitante da tempo, essendo affetto da un tumore ai polmoni, tanto che aveva delegato sempre di più a sua figlia Elisabetta doveri di rappresentanza. Nel gennaio di quell’anno, Elisabetta partì per un lungo viaggio, giustappunto di rappresentanza, in Australia e Nuova Zelanda: ormai sulla via del ritorno, come ricordato da Vittorio si trovava in quella che allora era una delle sedi del Governatorato Generale del Kenya a Kiganjo per una sosta di riposo, quando il marito Filippo di Edimburgo le comunicò la notizia della morte del re. Il primo ministro Winston Churchill riunì immediatamente il Gabinetto per discutere delle implicazioni costituzionali susseguenti, che non furono poche: l’erede al trono si trovava fuori dei confini della Gran Bretagna (non accadeva dal 1830), e non sarebbe tornata prima del giorno seguente, a causa del tempo instabile. Inoltre il re era morto nel sonno durante la notte, rendendo di fatto impossibile stabilire l’ora esatta. Si decise allora che la proclamazione formale sarebbe avvenuta per opera dell’Accession Council, teoricamente organismo meramente cerimoniale ma che in questa occasione esercitava un ruolo decisivo. Fino a quel momento la vedova del re avrebbe svolto funzioni di reggenza. Riunito il Council alle 17 ora di Londra, la proclamazione arrivò circa mezz’ora dopo. Per poche ore, dunque, l'ormai regina vedova Elisabetta Bowes Lyon fu reggente del Regno (sarebbe interessante verificare se abbia in quella veste firmato qualche Royal Assent).
Ho già ricordato anche che per qualche mese il Regno Unito si trovò ad avere tre regine viventi sul proprio territorio, credo fatto assolutamente unico: il monarca regnante Elisabetta II, sua madre Elisabetta Bowes Lyon e sua nonna Maria di Teck. Un vero peccato che lady Bowes Lyon non si fosse chiamata Anna, avremmo avuto un interessante trittico regale di Tudoriana (e donizettiana) suggestione.
"Spengi quella telecamera! Spengila, t'ho detto!!!"
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Giulio Santini
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Re: Ultimo round

Messaggio da Giulio Santini » 07 feb 2019 11:22

mascherpa ha scritto:
06 feb 2019 10:52
Comincia oggi, 6 febbraio, l'ultimo, appassionante round della partita che vede impegnata Elisabetta di Windsor, seconda regina di questo nome dell'attuale Regno unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, nel tentativo di conquistare il titolo di sovrana piú duratura della storia, strappando il titolo a Francesco Giusepppe (primo e per fortuna ultimo) d'Asburgo-Lorena, che regnò su vari troni medio-europei dal 2 dicembre 1848 al 21 novembre 1916, ossia per sessantott'anni meno undici giorni (tenendo adeguato conto dell'ora della proclamazione e di quella del decesso).
Riflettevo che una cosa mi pare accomunare i due personaggi: che entrambi hanno per tutta la vita evitato il benché minimo trasparire di ogni forma di intelligenza. Ma mentre nel caso di Elisabetta, che talora, secondo certa stampa, passa per una donna mediamente arguta e saggia, almeno dietro le quinte , e che è inevitabilmente trattenuta dagli steccati del costituzionalismo di Westminster, Francesco Giuseppe mi ha sempre dato l'idea di un uomo ottuso e un po' tardo, che col suo proponimento di interessarsi alle piccolezze, alle minuzie del suo impero, "lavorando fintanto che si cada a terra sfiniti", cercava di lenire non so se il senso di colpa, di certo quello di inadeguatezza, di assenza di capacità di incidere sulla realtà, e anche privatamente non è mai passato per un'aquila.
Meditando ciò ho trovato un componimento di Karl Kraus, che non conoscevo, ma che mi pare espressione di uno sguardo che ha la mia stessa severità, la quale ovviamente attende solo di essere smentita da chi ne sa di più.

Com'era? Era stupido? Era accorto?
Che sentimenti provava? Gli avrà fatto veramente piacere?
Era un corpo? Era solo un vestito?
C'era un'anima in quei panni sontuosi?
Il Paese lo plasmò? Plasmò lui il Paese?
Chi lo conobbe l'avrà anche conosciuto?
Portava una faccia o una barba?
Donde veniva e da quale specie?
Nulla gli fu risparmiato se non il modo stesso di essere?
Era il personaggio o soltanto l'effigie?
Fu tanto crudele quanto fu mite a causa dell'età?
Contava i caduti come la selvaggina abbattuta?
Avrà riflettuto o rischiato a cuor leggero?
Avrà afflitto anche se stesso, non solo il mondo?
Voleva l'azione o semplicemente l'atto?
Voleva la guerra? Voleva in realtà solo
soldati e di costoro la divisa,
di questa solo il bottone? C'era in lui un' ombra
d'amore e di morte e dell'umana sofferenza?
Giammai più forte impresse al suo tempo
la propria immagine l'impersonalità.


Wie war er? War er dumm? War er gescheit?
Wie fühlt' er? Hat es wirklich ihn gefreut?
War er ein Körper? War er nur ein Kleid?
War eine Seele in dem Staatsgewand?
Formte das Land ihn? Formte er das Land?
Wer, der ihn kannte, hat ihn auch gekannt?
Trug ein Gesicht er oder einen Bart?
Von wannen kam er und von welcher Art?
Blieb nichts ihm, nur das Wesen selbst erspart?
War die Figur er oder nur das Bild?
War er so grausam, wie er altersmild?
Zahlt' er Gefallne wie erlegtes Wild?
Hat er's erwogen oder frisch gewagt?
Hat er auch sich, nicht nur die Welt geplagt?
Wollt' er die Handlung oder bloß den Akt?
Wollt' er den Krieg? Wollt' eigentlich er nur
Soldaten und von diesen die Montur,
von der den Knopf nur? Hatt' er eine Spur
von Tod und Liebe und vom Menschenleid?
Nie prägte machtiger in ihre Zeit
jemals ihr Bild die Unpersönlichkeit.

(Die Fackel, 351, 1920, traduzione di Armando Deidda)

Questo ovviamente non si può dire di Luigi XIV, che, figlio del suo secolo, della Francia cartesiana e pascaliana indagatrice delle passioni dell'anima, ne fu un supremo conoscitore e di questo seppe ben profittare: di ciò si può aver contezza anche leggendo le istruzioni lasciate al Gran delfino, rese tuttavia a lui inutili a causa della sua premorienza.
(Interessante andarsi a ricercare come, tentativamente, si è cercato di collocare queste tre personalità sulla tavola Myers-Briggs, per coloro, almeno, che le riconoscono un qualche senso).

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mascherpa
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Re: Ultimo round

Messaggio da mascherpa » 10 feb 2019 11:51

Per molti aspetti trovo credibile e significativo l'accostamento tra Elisabetta II e Francesco Giuseppe, fatto salvo che fu tutt'altro che trascurabile il contributo personale di quest'ultimo alla dissennata catastrofe scatenata nel 1914, con il compito affidato al proprio governo, al momento di partirsene come sempre all'inizio di luglio per la villeggiatura di Bad Ischl, d'ottenere la completa umiliazione della Serbia o di scatenare la guerra. L'Inglese non ne ha per fortuna avuto (ancora?) l'occasione e, probabilmente, non avrebbe i mezzi neppure per catalizzare un disastro del genere.

Guai non molto minori di Cecco Beppe, nonostante l'intelligenza ben più fine riconosciutagli comunemente, mi sembra abbia combinato all'umanità Luigi decimoquarto: il quale infatti mi destò, ormai molti decenni fa, l'immagine d'una presa del potere, quando l'iquidò l'ormai malato Mazzarino dopo il capolavoro delle paci del 1659-60, canticchiando a ritmo di danza, sur un'aria ben più lulliana che verdiana, parole del tipo la Patria tradita piangendo c'invita: in questo senso, per me del tutto negativo, fu davvero un sovrano ben più avanzato dei suoi tempi. Di certo l'immagine kraussiana del vestito semovente gli s'attaglia, a mio parere, non meno bene che all' "ultimo imperatore".
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Re: Ultimo round

Messaggio da Giulio Santini » 10 feb 2019 13:28

mascherpa ha scritto:
10 feb 2019 11:51
Fatto salvo che fu tutt'altro che trascurabile il contributo personale di quest'ultimo [Francesco Giuseppe] alla dissennata catastrofe scatenata nel 1914, con il compito affidato al proprio governo, al momento di partirsene come sempre all'inizio di luglio per la villeggiatura di Bad Ischl, d'ottenere la completa umiliazione della Serbia o di scatenare la guerra.
Non male come prova d'intelligenza e capacità di non farsi dominare dagli eventi e dai pregiudizi, come testimonio di abilità strategica.
mascherpa ha scritto:
10 feb 2019 11:51

l'immagine d'una presa del potere
Rossellini docet.
Se per Luigi l'habitus eliocratico sia stato un sapiente instrumentum regni, o se l'abbia subito e gli abbia dato alla testa, non saprei dire. Mi pare invece di poter affermare che di Francesco Giuseppe ebbe significato, per i suoi sudditi, più la barba che il cervello.

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