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Tristano e Isotta in Cassazione

Inviato: 07 nov 2018 02:13
da Giulio Santini
Un amico fa una ricerca universitaria sulle DAT e naturalmente si imbatte in un importante articolo di un grande civilista come Francesco Gazzoni. Il tema la sentenza Englaro; donde il titolo "Sancho Panza in Cassazione": che direbbe tutto. Ma leggiamolo: si contesta che nella sentenza in oggetto si adopri l'espressione inglese "best interest", "da ignoranti quali sono" i giudici di cassazione, appunto. E, dal relativo piè di pagina, cito testualmente:
All'indomani della prima scaligera del Tristan und Isolde (tenore impresentabile, da protesto immediato, Waltraud Meier ancora bella e brava, ma dalla voce ormai usurata, costumi pidocchiosi alla Die Dreigroschenoper e Tristan morente in pedalini, scene fuori contesto ridicole, regia di inaudità volgarità, che ha sostituito la Noluntas di Schopenhauer con un coito da cani in calore alla fine del primo atto) a fronte di un'intera pagina de Il Corriere della Sera di stroncatura critica scritta dal grande Paolo Isotta, su La Repubblica figurava un articoletto di tal Paola Zonca, la quale, intervistando Barenboim, che aveva diretto superbamente l'opera (altro che Muti!), gli faceva dire: Tristan und Isolde è l'opera che ho diretto di più: dodici anni a Beirut. A Beirut, in Libano? Possibile? No che non è possibile e infatti Barenboim avrà detto Bayreuth, ma la colta giornalista del colto giornale, ignorando che quella piccola città è sede del festival wagneriano, ha capito Beirut! Del resto una annunciatrice televisiva aveva tempo addietro solennemente comunicato che Abbado dirigeva i Berliner Fisarmoniker. Povera Italia...
Fine della citazione. Così. In una nota a sentenza: gli increduli la leggano in Il diritto di famiglia e delle persone, 2008, pp. 107 ss, ovvero in Scritti giuridici minori, Vicalvi, Key, 2016, pp. 60 ss.