Dubbio amletico

Discussioni varie a sfondo musical operistico... ma non solo
ZetaZeta
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Re: Dubbio amletico

Messaggio da ZetaZeta » 06 nov 2018 15:47

Giulio Santini ha scritto:
05 nov 2018 21:48
Io parlavo proprio del liceo classico invece: essendomi "maturato" nel 2017. Anche mascherpa si è riferito alla sua esperienza nella stessa scuola. Non ha bisogno di avvocati: ma dico che, se può infastidire il suo puntiglio, mi pare del tutto evidente che, da buon cartesiano, egli si sia riferito alle impressioni che ha potuto saggiare dal vivo. E poi un appello che avrei voluto fare a tutti i miei docenti: non siate rinunciatari! A furia di aver paura di strafare, atrofizzate la scuola. (Ovvero, sicurissimo che non sia il tuo caso: non nascondete dietro rivendicate superiori esigenze didattiche la vostra impreparazione; e non dateci l'idea, con il Brancati-Pagliarani, che vi sembriamo più scemi di voi, che avete studiato lo Spini). Tra i manuali universitari che ho visto di recente NON sono fatti come i libri di scuola, oltre al Romanelli, di sicuro il Banti e il Sabbatucci-Vidotto. Concludo dicendo che si può adottare un bel manuale anche al liceo: è ammissibile contestare e discostarsi dalla storia della filosofia di Abbagnano-Fornero, ma resta che il loro è un signor testo, perlatro molto diffuso; la filosofia però gode di molto più credito della storia. Consiglio a Zeta Zeta e a mascherpa un interessante contributo del (quasi) sempre buono Antonio Gurrado sul suo blog del "Foglio", di due giorni fa.
La mia non è una polemica contro Mascherpa, il quale ha espresso la sua opinione in maniera talora graffiante, ma chiara e articolata come fa sempre su molti argomenti, ma contro un andazzo, che va molto di moda oggi, di parlare della scuola senza averne contezza: genitori, alunni, politici, psicologi, tutti laureati in didattica e docimologia. Ma nessuno che sappia ad esempio che i programmi scolastici sono stati aboliti da quindici anni, mentre adesso esistono solo le indicazioni nazionali, per cui ogni docente può fare le scelte che crede, nel bene e nel male.
E anche il tuo punto di vista di alunno è rispettabile, permettimi, ma non oggettivo, se non dopo una laurea, una specializzazione e una abilitazione per l'insegnamento e dopo una valanga di esami sulla materia, sulla didattica, sulla pedagogia, psicologia, ecc.
Che vi siano insegnanti che, per motivi spesso più ideologici che di impreparazione, taglino parti importanti della storia e della letteratura, ci credo, ma nella mia esperienza ho visto però molti più colleghi tagliare per la difficoltà oggettiva di svolgere un programma ampio in una classe dove hai come minimo 2 certificati, 2 DSA, 5 BES e dieci stranieri di cui due che non parlano la lingua (la mia situazione in una prima scientifico). In tutto questo il classico, "IL" liceo per antonomasia che prima o poi i nostri politici vedranno bene di distruggere, è una piccola isola di eccellenza a cui tutti siamo affezionati - me compreso che l'ho concluso nel lontano 1991 - ma obiettivamente, statisticamente e numericamente insignificante.



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Giulio Santini
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Re: Dubbio amletico

Messaggio da Giulio Santini » 06 nov 2018 18:51

La mia non è una polemica contro Mascherpa, il quale ha espresso la sua opinione in maniera talora graffiante, ma chiara e articolata come fa sempre su molti argomenti, ma contro un andazzo, che va molto di moda oggi, di parlare della scuola senza averne contezza: genitori, alunni, politici, psicologi, tutti laureati in didattica e docimologia.

A parte che pedagogista non dovresti essere neppure tu (salvo il vero): ma parli di opera lirica essendo diplomato al conservatorio e avendo lavorato nel mondo? L'avversione al libero dibattito (non che si voglia interferire direttamente) mi sembra molto pericolosa...

Ma nessuno che sappia ad esempio che i programmi scolastici sono stati aboliti da quindici anni, mentre adesso esistono solo le indicazioni nazionali, per cui ogni docente può fare le scelte che crede, nel bene e nel male.

Ho assistito a non so quanti consigli di classe, consigli d'istituto e collegi docenti per sapere benissimo questa cosa e quasi tutti i dettagli dell'organizzazione didattica di un istituto di istruzione.

E anche il tuo punto di vista di alunno è rispettabile, permettimi, ma non oggettivo, se non dopo una laurea, una specializzazione e una abilitazione per l'insegnamento e dopo una valanga di esami sulla materia, sulla didattica, sulla pedagogia, psicologia, ecc.

Con tutto che vale anche quanto sopra: mi sembra più oggettivo il punto di vista di chi (magari meno informato), assiste e considera da esterno, di quello di chi è "parte in causa" come te. Se i docenti sono una delle categorie popolarmente più antipatiche, al punto di essere criticati per privilegi che spesso non hanno, ci sarà forse qualche fondamento nel loro sussiego? Comunque questa stessa frase me la disse una supplente delle medie, quando risposi che non ero d'accordo che mi criticasse perché leggevo (non a lezione!) "La peste", e mi riteneva immaturo...
***
Su DSA e BES permettimi di esprimere le mie riserve sui pericoli che può portare trattare una persona di solito normale come un minus habens: di certo non migliorerà, ma avrà l'illusione che non gli serva, salvo batterci il muso più avanti. Ho visto ex DSA che volevano sostenere una prova di matematica (al massimo con equazioni di primo grado) a un concorso pubblico con la calcolatrice e che sono stati respinti...
Il liceo classico, contrariamente da quello che dici, non mi pare non condividere i problemi di tutto il resto della scuola italiana: e questo è male, perché siamo un paese a scarsa mobilità sociale, e sai che molta parte dei futuri vertici uscirà di lì senza aver avuto la preparazione che le sarebbe servita.

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Re: Dubbio amletico

Messaggio da ZetaZeta » 06 nov 2018 22:01

Giulio Santini ha scritto:
06 nov 2018 18:51
Ho assistito a non so quanti consigli di classe, consigli d'istituto e collegi docenti per sapere benissimo questa cosa e quasi tutti i dettagli dell'organizzazione didattica di un istituto di istruzione.
Quindi puoi fare domani il concorso e iniziare ad insegnare, o fare direttamente il Preside, dato che dell'organizzazione scolastica sai già quasi tutti i dettagli (talmente tanto bene che su BES, DSA e Liceo classico non hai capito nulla di quello che volevo dire, ma va bene così).
E qui mi fermo, perché questa affermazione è sufficiente per dimostrare che la tua professoressa aveva e probabilmente ha ancora ragione. Santa donna :angel :angel :angel

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Giulio Santini
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Re: Dubbio amletico

Messaggio da Giulio Santini » 07 nov 2018 01:32

Mi lasci senza parole: nella misura in cui ti sei sentito attaccato sul personale non essendo stato chiamato in causa; nel fatto che mi dici potrei fare il concorso, ovviamente dimostri di non saper tenere distinta la conoscenza teorica di una quadro normativo e la capacità di saperlo applicare in pratica: si mea parva licet componere magnis, un giornalista politico saprà tutto del funzionamento del ministero che segue, ma non farebbe il ministro; il critico musicale saprà vivisezionare una voce, ma non canterà! Peraltro, seguire le attività e la gestione di una scuola piccola, dove si parla molto, in cinque anni diventa facilissimo in ordine a ciò che riguarda direttamente (l'organizzazione didattica): non potrei fare il preside perché non so nulla di legislazione amministrativa scolastica, contabilità eccetera e non mi sono arrogato queste conoscenze. Far finta di non capire questo, e anzi dileggiare chi ha sempre tenuto a precisare di non conoscerti e di non poter valutare il tuo lavoro, oltretutto, mi sembra veramente offensivo della tua intelligenza. Per me è molto sgradevole ritenere ormai morto un discorso potenzialmente profittevole, chiuderlo nel modo più amaro: mi chiedo se avresti detto queste cose con tono di scherno (perché non ci conosciamo e non mi pare si possa presumere una bonaria ironia) a uno dei tuoi studenti eventualmente perplessi. Mi dispiace perché di cattive parole sei stato oggetto tu stesso su queste pagine: e me ne sono sorpreso molto, a suo tempo, dato che, nonostante tu sembri fare di tutto per dimostrare il contrario, sono certo che saresti capacissimo di arricchire con pacatezza e competenza le nostre discussioni.

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Re: Dubbio amletico

Messaggio da mascherpa » 13 nov 2018 10:49

Discussioni da sempre curiose e poco concludenti, quelle sulla scuola! Da una parte è fin troppo facile tacciare gli "utenti" d'immaturità, e i loro genitori di crassa ignoranza, accusa sempre piú di moda, e di non vedere piú lontano del proprio naso (questo non intende giustificare né tantomeno scusare, sia ben chiaro, certi fatti d'immediato interesse penale). Dall'altra, gli "attori" sono non meno facilmente sospettabili d'inquinare le proprie valutazioni con il cosiddetto interesse proprio, perché la scuola significa per la maggior parte di loro anche l'irrinunziabile (e generalmente sudata) pagnotta. Se non mi sbaglio, già duemilaquattrocento anni fa due tizi che s'erano messi a sviscerare l'argomento "competenza necessaria per discutere di qualcosa", alla fine si ritrovarono ciascuno sulla posizione iniziale dell'altro...

Da quel che ricordo, un atteggiamento di chiusura a ogni critica per la presunta incompetenza della parte "avversa", fu tipico di gran parte dell'establishment scolastico secondario e accademico verso la fine degli anni Settanta; a mio parere, contribuí in modo decisivo a conclamati disastri: la ciliegina, immolata sull'altare della pax scholastica, fu poi il passaggio dal togliattiano «no alla selezione di classe» al craxiano «no alla selezione»: una "sintesi" che definirei mozzafiato. Questo slittamento, per me esemplare, dimostra che la questione scuola è sempre non tecnica ma totalmente politica, anche quando si cerca di presentarla, a mio parere piuttosto "gattopardescamente") come una questione d'orientamenti, d'indicazioni non vincolanti, di libertà didattica, di pluralismo: in una parola abusata, di "buon senso".

In queste pagine, nessuno, a partire ovviamente da me, mi pare "senza peccato" per toccare argomenti estranei agli scopi del Forum, quindi me ne permetto ancora uno. Ad assicurarci i nostri agi o presunti tali, oggi non è piú necessario, per molte felici ragioni tra le quali essenziale anche l'immigrazione massiccia, che vadano a lavorare i bambini di dieci o i ragazzi di quattordici anni: ma a che serve un obbligo scolastico fino a sedici se poi è evidente che il far carriera e il fare soldi, valori supremi che oggi non si fa piú finta di mascherare con belle parole, non hanno alcun legame con una preparazione tecnico-scolastica nel campo in cui si entra? (Da questo sembra esclusa, in una certa misura, l'attività artistica, ma purtroppo cantare, dipingere, sonare o poetare non tengono puliti i gabinetti degli ospedali, né costruiscono ponti.) Gli scopi reali sono presumibilmente tutt'altri. Ma quali? Di sicuro, come osservava Musil su certe delicate maggioranze azionarie, "non lo si sa; o meglio, lo si sa benisssimo ma non si usa parlarne"...

P.S. Superfluo ricordarmi la grama e immediata fine che fece chi aveva proposto, nell'ottobre del 1975, l'abolizione della scuola dell'obbligo.

P.S. 2 Chiedo venia per avere utilizzato il termine "gattopardesco" nell'accezione comune, ma gravemente impropria perché l'immortale concetto: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» non è formulato da quell'onest'uomo del principe di Salina, ma dal suo disinvolto nipotino, e proprio contro di lui. Temo però riuscirebbe oscuro scrivere un piú corretto "tancredesco".
Der Weg der neuern Bildung geht
von Humanität
durch Nationalität
zur Bestialität

(F. Grillparzer, aprile 1849)

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τί μοι σὺν δούλοισιν;

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Re: Dubbio amletico

Messaggio da ZetaZeta » 18 nov 2018 08:23

mascherpa ha scritto:
13 nov 2018 10:49
Da quel che ricordo, un atteggiamento di chiusura a ogni critica per la presunta incompetenza della parte "avversa", fu tipico di gran parte dell'establishment scolastico secondario e accademico verso la fine degli anni Settanta; a mio parere, contribuí in modo decisivo a conclamati disastri: la ciliegina, immolata sull'altare della pax scholastica, fu poi il passaggio dal togliattiano «no alla selezione di classe» al craxiano «no alla selezione»: una "sintesi" che definirei mozzafiato.

In queste pagine, nessuno, a partire ovviamente da me, mi pare "senza peccato" per toccare argomenti estranei agli scopi del Forum, quindi me ne permetto ancora uno. Ad assicurarci i nostri agi o presunti tali, oggi non è piú necessario, per molte felici ragioni tra le quali essenziale anche l'immigrazione massiccia, che vadano a lavorare i bambini di dieci o i ragazzi di quattordici anni: ma a che serve un obbligo scolastico fino a sedici se poi è evidente che il far carriera e il fare soldi, valori supremi che oggi non si fa piú finta di mascherare con belle parole, non hanno alcun legame con una preparazione tecnico-scolastica nel campo in cui si entra?
Caro Mascherpa, hai toccato un punto vero. Noi insegnanti siamo terribilmente conservatori. Domandiamoci però perché. Quando ho iniziato ad insegnare non lo ero ma, dopo aver visto molte riforme bislacche degli ultimi vent'anni, lo sono diventato anche io (anche se non per la metodologia didattica) per autodifesa. Si cerca scientemente di sabotare ove possibile ogni novità perché, da Craxi in avanti, quasi tutte le novità hanno mirato al "no alla selezione", abbassando continuamente il livello didattico, tanto che fino alla seconda media non si deve bocciare per legge e fino alla seconda superiore è comunque difficile, dato che è scuola dell'obbligo, e poi devi recuperare, comprendere, psicanalizzare, ecc... tutto richiamando a sproposito l'esempio di don Milani, la cui irripetibile esperienza ancora oggi viene gabellata come bell'esempio di scuola, mentre si tratta di tutt'altro. E nel frattempo noi insegnanti siamo stati caricati di burocrazia, chiacchiere, assistenza sociale, psicologica, familiare e via dicendo veramente insopportabile e incomprensibile a chi non lo vive, perché diventa poco comprensibile anche per noi stessi e addirittura per chi facendo un po' di sindacato dovrebbe capirci qualcosa ma non sempre ci riesce (e questo è il motivo della mia ironia - sentitamente corporativa, ma non insultante - verso Santini).
Intendiamoci, il fine della scuola non è quello di selezionare la classe dirigente, come riteneva l'ottimo Gentile, ma è quello di formare il cittadino dando i minimi strumenti per leggere, scrivere, far di conto e non essere perculato. Tanto per fare un esempio, è proprio per la formazione del cittadino italiano ed europeo che io utilizzo la musica: semplicemente trovo indispensabile alla formazione culturale e affettiva conoscere la musica, e non è più possibile che si debba sapere chi sono Monti o Alfieri e non chi sono Verdi o Mozart, che ben di più hanno dato all'identità culturale italiana ed europea.
Anche io ritengo che sia un errore alzare ulteriormente l'obbligo scolastico "incatenando" al banco chi a scuola non ci vuole stare, con tutto quello che ne consegue. E penso anche che sarebbe bene discutere seriamente sull'abolizione del valore legale del titolo di studio (non del titolo stesso, ovviamente) perché è di tutta evidenza che i metri di giudizio tra scuola e scuola e tra regione e regione sono troppo diversi e mettere sullo stesso piano un 98 del Professionale di Roccacannuccia e un 98 del Classico di Milano è assurdo.

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Re: Dubbio amletico

Messaggio da ZetaZeta » 16 gen 2019 15:44

Riprendo questo argomento per raccontare alla fine come è andata: dell'Olandese Volante ho già detto in altro post; parlerò invece della Forza del destino, che abbiamo visto ieri a Piacenza con 30 alunni della mia scuola, in parte di seconda e in parte di quinta.
Direi che l'utilizzo dei Promessi Sposi ha funzionato abbastanza bene, e penso di essere riuscito a spiegare i contatti e le differenze tra le due opere; l'unico problema è che effettivamente La forza non è un'opera di quelle che si usano per iniziare, dato che l'ascolto è un po' lungo e non particolarmente facile, e i ragazzi di seconda hanno un po' boccheggiato, ma i feedback di oggi sono stati positivi. Detto questo abbiamo ricevuto i complimenti di alcuni attempati spettatori (era l'anteprima per le scuole, ma in realtà i giovani erano pochini), che si sono messi a parlare con gli alunni e hanno trasmesso un po' di passione, che non fa mai male.
L'allestimento di Piacenza a me è piaciuto, in particolare la direzione di Ciampa e i due protagonisti: bene anche le altre parti. La regia riprendeva l'idea non particolarmente nuova dei "quadri viventi", ma nel complesso funziona, così come lo spostamento dell'ambientazione alla fine dell'800.

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