Quartetto Ebène alla Sapienza - Beethoven, Ravel, Brahms

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marco_
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Quartetto Ebène alla Sapienza - Beethoven, Ravel, Brahms

Messaggio da marco_ » 06 nov 2018 23:37

Dinamiche, qualità del suono, idee limpide. Riassumerei così le doti migliori del Quartetto Ebène, emerse da un programma che non seguiva l’ordine cronologico di composizione ma procedeva come in una sequenza di vini, per densità. Nella formazione si distinguono il primo violino fondatore Pierre Colombet, colore tondo e fraseggio intenso ma elegantissimo, e la viola Marie Chilemme. Suona con loro da un anno, eppure sembra il collante del gruppo per ricchezza di suono e gioco di sguardi.

Nel quartetto op. 18 n. 5 di Beethoven ho colto due facce: l’elegante morbidezza dei primi due movimenti, dove il suono di impronta mozartiana era solare e a tratti cremoso, e i cenni quasi impressionistici del terzo, fatto di rarefazione e opalescenze che prefigurano quasi i capolavori più tardi. Nel quarto movimento mancava forse un buon passo narrativo, e suonava convenzionale.

Sono pesci nella loro acqua nel quartetto di Ravel, è lampante dalla prima battuta. Spaziano ogni sfumatura di espressione contenuta fra gli assi di mistero, malinconia, irruenza, vuoto, penombra, danza, sussurro, irriverenza, gioia di vivere. Impressionanti i contrasti fra pianissimo al limite del silenzio eppure corposi, e fortissimo violenti. Al termine il pubblico compassato della musica da camera infrasettimanale è esploso in un boato spontaneo!

Splendida sorpresa nel primo quartetto di Brahms. Il colore diventa scuro, corposo, ramato. Intensi e sensuali con un incedere ampio ma non troppo, e grandissima libertà di fraseggio. Bravissimi.

Al termine un bis di jazz dove, assai concentrati, si fanno soavi e vellutati.



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