Argerich, Jansen e Maisky a Santa Cecilia

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marco_
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Argerich, Jansen e Maisky a Santa Cecilia

Messaggio da marco_ » 12 feb 2018 23:57

Il concerto perfetto è un’idealizzazione, ma tre persone stasera al Parco della Musica ci sono andate vicine.

Il neo è stata la Jansen in Schumann, dove forse non aveva moltissimo da dire, nonostante un suono opalescente molto bello.

Il resto è stata una catena di meraviglie.

Il programma. Seconda sonata per violoncello e piano di Beethoven, trio op. 67 di Shostakovich, sonata per violino n. 1 di Schumann, trio n. 1 di Mendelssohn. Bilanciatissimo, e non scontato nell’ordine dei pezzi con quelli meno ‘scuri’ nella seconda parte.

Si potrebbe preferire un Beethoven più secco o più apertamente romantico, uno Shostakovich più idiomatico, uno Schumann più scattante, un Mendelssohn più ottimista, o tempi in generale meno larghi. Ma sarebbero sfumature di gusto, che nulla tolgono all’amalgama di tre personalità che non fanno passi indietro eppure non sono soverchianti.

Cinque perle tra decine possibili:
- in Beethoven la Argerich è come se omaggiasse Gulda, e Maisky completa con un suono dolce come il miele;
- gli otto accordi di piano nel Largo di Shostakovich, tutti diversi senza ricorrere alla leva del volume;
- ancora in Shostakovich, gli archi plasticamente indiavolati nella danza macabra;
- il tappeto come di cashmere che la Argerich stende in Schumann;
- la commozione dei tre nell’Andante di Mendelssohn.

Martha Argerich mostra i suoi 76 anni solo nel passo con cui esce dal palcoscenico. La precisione, il rigore mai ottuso nei tempi, il tocco, la traslucenza dei passaggi sognanti, il merletto senza maniera nei trilli, l’eleganza totale e sempre a servizio della musica. Nel repertorio da camera è più evidente rispetto a quando suona con l’orchestra. La celebrata mano destra si affianca a una sinistra capace di espressioni appena trattegiate eppure assai profonde. In quattro autori sembra quattro pianisti molto diversi, per approccio e colori: prima lucida, poi saggia, poi fascinosa, infine semplicemente felice... che brava.



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